Verrà l’amor(t)e e avrà i tuoi occhi…

A volte mi capita di imbattermi in questo filmato datato 2010 e sempre mi colpiscono gli occhi, gli sguardi e le reazioni dei due ex amanti. Per un sacco di tempo ho cercato di darmi spiegazione per un amore finito o per un sentimento imprevisto. Ed ho sofferto, cercando una chiave di lettura che non poteva esistere. La verità non esiste, se non per ribadire illogicità ed imprevedibilità. Due che si sono molto amati e che poi si sono persi, si ritrovano dopo oltre trent’anni: di fronte hanno mille opzioni e un milione di reazioni possibili…a volte sarei curioso di capire come reagirei io…
Certo é drammaticamente bello non sapere. L’imprevedibile é il sale del vivere.
Intanto, visto che siete arrivati a seguirmi fin qui nelle mie improponibili elucubrazioni, fate “trentuno” e guardate anche voi questo filmato. Poi se ne avrete voglia, raccontatemi quello che avete provato per la visione.
Un saluto a tutti.
Pá…

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Inno europeista.

A quelli che chiedono il blocco di Schengen: la Francia ha chiuso la porta a Ventimiglia ed ora i migranti ce li “gestiamo” noi, solo noi, in nome di un principio europeista di cooperazione e condivisione tra Stati membri (…stikazzi…). La vera verità é che l’Europa guarda all’Italia esattamente nello stesso modo in cui noi guardiamo tutti quei desperados che arrivano qui come clandestini: in sintesi, ci schifano e noi quasi non ce ne accorgiamo. L’importante è sentirsi superiori a qualcuno: l’ego va pur sempre coltivato. Tanto poi, é sempre possibile lavarsi le coscienze partecipando stancamente alla solita messa domenicale. Intanto i clandestini vagano cercando varchi per il nord Europa (forse ci schifano pure loro…) e, a nessun livello, si percepisce un progetto serio per la gestione seria del flusso migratorio. Opps, dimenticavo: ma che progetto e progetto, i desperados servono a quelli che “l’emergenza rende bene”: oltre a robusti contributi statali, pure il pedaggio informale del “almeno un euro per ogni clandestino trattato”. Buona giornata a tutti…

Nuovi sentimenti.

Forse ne é causa l’invecchiamento. O forse é tutto dovuto ad una sorta di maturazione. Boh, chi lo sa? Però si nota, senza alcuno sforzo. Così scopro nuovi sentimenti o, per essere più precisi, scopro nuove sensazioni, date da antichi sentimenti. Non so se riesco ad esprimere compiutamente ciò che mi sta capitando, non posso far altro che sperarlo. Intanto, questo sabato sera, mi vede solitario a casa. Solitario ed in ascolto, o meglio, in osservazione: una vicenda famigliare ha costituito origine di quei nuovi sentimenti ed io ne sono nuovamente sorpreso. Anche le mie risposte, sono diverse e non previste. Nuova fase? Nuovo modo di assaporare i giorni? Bah, stasera sono solo triste. Ma in modo nuovo. Bell’affare…

#LibereTutte: la fica non può stare in galera!

Al di là del Buco

INT-DAY-FOR-GENITAL-MULTILATIONQuello che puoi fare con la mia fica. Puoi toccarla, schiaffeggiarla, strofinarla, picchiettarla, penetrarla, morderla, succhiarla, leccarla. Volendo puoi anche parlarci, puoi soffiarci su e puoi guardarla con la lente di ingrandimento o senza. Puoi esplorarla, massaggiarla, palpeggiarla, scovarla. Puoi sottolinearne i contorni, disegnarla, ammirarla, annusarla e rivestirla. Puoi dedicarle un sacco di attenzioni, lasciarla al freddo indifferente, puoi servirtene per ottenere un piacere consensuale o puoi studiarla, in modo approfondito, per calibrarne le potenzialità. Puoi regalarle una coscia, un braccio, un dito, anche due, un dildo, un frutto, un ortaggio, un pene o un’altra fica. Puoi inventarti modi diversi per osservarla, diversi punti di vista, diversi modi di abbracciarla. Puoi invitarla a conoscerti un po’ meglio. Puoi apparecchiarla con nutella, fragole, gelato, panna, cibi deliziosi. Puoi rinfrescarla, bagnarla, puoi anche spalmarla di crema e unguenti. Puoi rivisitarla in una scultura che la ritrae. Puoi sognarla e raderla. Puoi pulirla…

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Sindrome.

Sindrome. Da foglio bianco? Oppure da assenza di pensiero? Faccio fatica, tanta fatica a “passare di qui” ed a lasciar segno del mio vivere. Eppure esisto, più o meno vivo e vivace, con il mio solito incedere e con i miei soliti problemi, soprattutto con i miei soliti pensieri. Così capita spesso che io apra questa pagina, che legga uno dei blogger che seguo e poi che decida di scrivere per raccontare. Poi, lo stop, con una domanda: perché? Perché comunicare qui? Zero risposte o forse molte. Con una predominanza, quella consapevolezza di vivere in una fase in cui, ad ogni livello, si fatica ad avere la buona comunicazione, quella utile a parlarsi e a capirsi. Urla, berci e litigi si trovano praticamente ovunque. Il tasso di conflittualità nei dibattiti televisivi, nei commenti agli articoli dei giornali on line, nei social networks in genere, é altissimo ed allora, perché tentare di comunicare? Probabilmente, rimuoverò la sindrome quando riuscirò a dare risposta. Per intanto, chi mi legge, si sorbisca queste strambe considerazioni…

Passato (il mio “ieri”)

Ho, con il passato, un rapporto complicato e condizionato. Complicato, perché il mio “ieri” é spesso rievocato con nostalgia, a volte con rimpianto, raramente con rabbia. Complicato, anche perché, di norma, preferisco programmare il domani invece che voltarmi indietro. Quanto al condizionamento, posso dire che questo dipende dal tipo di esperienza vissuta, positiva o negativa che essa sia stata.
Nella giornata appena terminata (10/10), ho dovuto far spesso di conto, con il mio “ieri”. E son stati conti di gioia e di tristezza, fatti incredibilmente in una condizione di quasi contemporaneità. Il 10 ottobre é una data/anniversario di un evento brutto, accaduto a una persona a me cara, ormai quattro anni fa. In questo caso, l’esercizio é stato quello del non voler rievocare, con la mia mente tendente alla rimozione di un bruttissimo ricordo, quasi da trauma. Cosa non facile perché mentre il cervello cercava di impegnarsi in altro pensare, semplicemente, non vi riusciva. Ma il 10 ottobre é stata anche una data più leggera e piacevole: su Fb, in modo assolutamente inaspettato, ho ricevuto una richiesta di amicizia da altra persona, una ragazza a cui negli anni passati ero molto legato e che poi, per vari motivi, non ultima la lontananza, avevo perso di vista. Un passato questo, carico di nostalgia per i periodi trascorsi in piacevole compagnia, in luoghi venezuelani per me nuovi e bellissimi. E infine, il 10 ottobre é stato il risentire un mio antico compagno di squadra per esprimergli vicinanza e condoglianza a seguito della scomparsa del padre. Anche in questo caso, una serie di ricordi di vita vissuta, offerti dal risentire dopo tempo, nomi e cognomi, capaci di portarti al bordo di una piscina per una aneddotica fatta di allenamenti, gare disputate, esperienze giocose e serie, di successi e insuccessi sportivi.
Nomi, volti e fatti accaduti: quante cose che si pensavano dimenticate che tornano alla mente con il semplice far mente locale. Sono legato al mio passato eppure a volte lo odio. Per fortuna mai lo rinnego e questo forse è un dato di fatto e non una banalità scritta. Chiedo comprensione: mi rendo conto che oggi, “il mio ieri”, ha duramente lavorato ai miei fianchi e che io, per eludere il dolore, mi sono rifugiato in quello che è per me il miglior anestetico: lo scrivere per sfogo, in questo strano e banale blog…

La mia buonanotte a chi mi legge.

Paolo

Mutuo soccorso.

In questa estate che non sembra estate, parlare del tempo e del clima che pare autunnale, potrebbe sembrare la cosa più naturale da farsi. Ed anche la più banale, forse. Per fortuna, il mio lavoro estivo come assistente bagnanti in una piscina, arriva ad offrirmi spunti che abbracciano tutto ciò che riguarda la “varia umanità”, al cospetto di una superficie colma di acqua e cloro: l’affastellarsi di situazioni ad ampio raggio, che vanno dalla maleducazione al ridicolo di un comportamento. Con una anomalia, capace di colpirmi l’anima e che per questo, racconterò. L’anomalia é costituita da un giovane padre e da suo figlio, un bambino di non più di otto anni. Vengono in piscina con regolarità, un paio di volte alla settimana, cercando di sfruttare i momenti di minore affollamento dell’impianto. Quindi, li si può incontrare soprattutto al mattino, nelle prime ore di apertura della vasca. Fin qui, una vicenda usuale. Dove, allora, l’anomalia? Vediamo di capirlo. Intanto il padre é un ragazzo non vedente, che, munito di bastone “tattile”, cerca la sua zona ombreggiata vicino ai punti di entrata per la vasca. Ed il figlio, é un ragazzino simpatico che lo accompagna, tenendogli la mano con responsabile sicurezza. Anche in questo, nessuna anomalia, visto che il nostro centro vede regolarmente la frequentazione di utenti portatori di un qualche deficit, così come vede, ancor più frequentemente, la partecipazione di ragazzini di giovane età. L’anomalia? Sta nel rapporto affettivo di mutuo soccorso che i due hanno instaurato. É una scena tenerissima vederli arrivare in vasca: il bambino che guida, lui così fanciullo, il genitore. E poi, una volta in acqua, osservare che ora é il bambino a dipendere dall’adulto, in quanto non ancora sicuro nelle nuotate in zone profonde, dove ancora non tocca. É bello vedere come e quanto si cerchino per poter superare una difficoltà, per godere così di una opportunità di divertimento (quella di farsi un bel bagno) che molti di noi da per scontato di poter avere. Mi sono spesso trovato ad osservarli, i due. Soprattutto il bambino. L’ho guardato attentamente nelle occasioni in cui avrebbe potuto allontanarsi dal parente per andare a giocare con altri coetanei. Ne ho scorto sul volto un lampo di rassegnato rammarico nel non poterlo fare, ma poi l’ho subito rivisto orgoglioso nel riprendere per mano suo papà per invitarlo a nuove nuotate. Orgoglioso e fiero di esibire un comportamento di responsabilità. Se penso a certi bambini che vivono di capricci e che di responsabilità nemmeno vogliono sentir parlare, se rammento di genitori e figli che quasi neanche si salutano, capisco che se non anomalo, questo rapporto é certamente di rara, nobile, necessità. Sicuramente dettata dal bisogno ma non per questo meno bella da osservare.

Un saluto a chi mi legge.

Particella.

Quasi cinquanta.

Pensieri liberi, con la testa che dice “30”, il corpo che afferma “40” e con la realtà che, impietosa ma ineluttabile, sancisce “50”. É una delle prime volte che oso fermarmi ad osservare la diversità delle mie età. Ragionamento forse astruso ma che ha almeno un minimo di fondamento: ho più di una età, ho più di un concetto di tempo che é trascorso. Tempo biologico, tempo psicologico e, perché no? Anche psicofisico. In questi giorni, quasi da immaturo, mi metto nuovamente alla prova in strani tentativi di fare oggi ciò che facevo venti o trenta anni fa. Esercizi di prestazione fisica, possibilmente con l’efficienza di qualche decennio fa. Mi viene da sorridere provando questo gioco, anche e soprattutto perché gli esiti non sono poi, così disastrosi. Però poi mi guardo il corpo e lo vedo un pò modificato, differente, così come il mio modo di pensare. Mi scopro uguale e diverso, stranito però, per questo tipo di pensieri. Bah! Sarà che “50” é un numero che comincia a diventar corposo, sará che in tanti mi ricordano l’evento prossimo, sarà anche qualcosa che mi sfugge ma, per ora, sapere che sono ancora quasi cinquanta, mi provoca spontaneo un sospiro di sollievo. Dal 20/07 vedrò cosa succederà.

Stranopaolo va a letto, buona notte…