Mutuo soccorso.

In questa estate che non sembra estate, parlare del tempo e del clima che pare autunnale, potrebbe sembrare la cosa più naturale da farsi. Ed anche la più banale, forse. Per fortuna, il mio lavoro estivo come assistente bagnanti in una piscina, arriva ad offrirmi spunti che abbracciano tutto ciò che riguarda la “varia umanità”, al cospetto di una superficie colma di acqua e cloro: l’affastellarsi di situazioni ad ampio raggio, che vanno dalla maleducazione al ridicolo di un comportamento. Con una anomalia, capace di colpirmi l’anima e che per questo, racconterò. L’anomalia é costituita da un giovane padre e da suo figlio, un bambino di non più di otto anni. Vengono in piscina con regolarità, un paio di volte alla settimana, cercando di sfruttare i momenti di minore affollamento dell’impianto. Quindi, li si può incontrare soprattutto al mattino, nelle prime ore di apertura della vasca. Fin qui, una vicenda usuale. Dove, allora, l’anomalia? Vediamo di capirlo. Intanto il padre é un ragazzo non vedente, che, munito di bastone “tattile”, cerca la sua zona ombreggiata vicino ai punti di entrata per la vasca. Ed il figlio, é un ragazzino simpatico che lo accompagna, tenendogli la mano con responsabile sicurezza. Anche in questo, nessuna anomalia, visto che il nostro centro vede regolarmente la frequentazione di utenti portatori di un qualche deficit, così come vede, ancor più frequentemente, la partecipazione di ragazzini di giovane età. L’anomalia? Sta nel rapporto affettivo di mutuo soccorso che i due hanno instaurato. É una scena tenerissima vederli arrivare in vasca: il bambino che guida, lui così fanciullo, il genitore. E poi, una volta in acqua, osservare che ora é il bambino a dipendere dall’adulto, in quanto non ancora sicuro nelle nuotate in zone profonde, dove ancora non tocca. É bello vedere come e quanto si cerchino per poter superare una difficoltà, per godere così di una opportunità di divertimento (quella di farsi un bel bagno) che molti di noi da per scontato di poter avere. Mi sono spesso trovato ad osservarli, i due. Soprattutto il bambino. L’ho guardato attentamente nelle occasioni in cui avrebbe potuto allontanarsi dal parente per andare a giocare con altri coetanei. Ne ho scorto sul volto un lampo di rassegnato rammarico nel non poterlo fare, ma poi l’ho subito rivisto orgoglioso nel riprendere per mano suo papà per invitarlo a nuove nuotate. Orgoglioso e fiero di esibire un comportamento di responsabilità. Se penso a certi bambini che vivono di capricci e che di responsabilità nemmeno vogliono sentir parlare, se rammento di genitori e figli che quasi neanche si salutano, capisco che se non anomalo, questo rapporto é certamente di rara, nobile, necessità. Sicuramente dettata dal bisogno ma non per questo meno bella da osservare.

Un saluto a chi mi legge.

Particella.

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