Cinque minuti di insana follia…

“Opps, mi scusi…” la voce è gentile ed educata. Ma il viso è da choc: la persona che mi ha appena urtato e si è prontamente scusata, ora sta incrociando il mio sguardo ed io, quasi svengo. Non puoi essere tu. Il classico “tuffo al cuore” mi annebbia anche la vista. Ciò nonostante cerco conferme guardando i tuoi occhi. Non mi sembra vero, sei li a poca distanza da me e potrei anche abbracciarti. Il sostegno della vettura è mio e tuo; il vagone del metrò, relativamente pieno. “Duomo”, “Missori”, “Crocetta”…sei sempre li e la mia mente ricorda e fantastica, liberamente. Continuo a guardarti. Somiglianza quasi perfetta. No, no: sei proprio tu. Forse sono troppo insistente e questo imbarazza. Abbozzi un sorriso che mi fa capire. Sono troppo imbambolato, mi devo scuotere e ridestare se non voglio passare per uno squilibrato che fissa troppo intensamente. Provo a guardare altrove ma i tuoi occhi son sempre li. Ora sei tu a guardarmi. Chissà cosa pensi, ora…e chissà qual’è il tuo nome, “amica sconosciuta”. “Porta Romana”, “Lodi TIBB”…tra poco la fermata sarà “Brenta”, la “mia” fermata. Vorrei non scendere e restar li, a poco da te per perpetuare quel buon sapore di passato. Invece scendo, così come fai tu. Alle scale mobili ti cedo il passo e tu vai. Poi, io a destra e tu…a sinistra. I nostri destini si dividono. Ti allontani decisa, poi ti volti un’ultima volta. La tua mano compie uno strano gesto. Magari un saluto? Chissà…Per me eri tu, eri certamente tu.

Ti abbraccio forte!!!

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