Gradini finali, in vasca 33.

Non avevo mai inventato quella scusa prima di allora. Il “lavoro” non era neanche male, lo ricordo bene: a gambe con cuscinetto (le tavole ancora non c’erano, alla Cozzi), sei ripetizioni forti, da 66 metri. Stavo andando forte, molto più del resto del gruppo. Eppure…”Professore…posso uscire? mi gira la testa…” Domanda dalla risposta scontata, perche l’allenatore, di me, si fidava: non avevo mai bluffato. “Va bene Paolo. Esci pure…” La voce roca del Professor Betti, mi accordava licenza di uscire. Dal mondo delle corsie, dal nuoto praticato, dal gruppo Rari Nantes. Definitivamente! Ero giovane e sicuramente immaturo in molte delle mie manifestazioni e nelle mie azioni. Però in quel frangente, durante quelle quattro bracciate compiute per raggiungere la scaletta ed uscire dalla vasca, avevo deciso di appendere il costume al chiodo e lo avevo fatto con lucida consapevolezza. La rabbia per una esclusione da un collegiale, a mio parere immeritata…il disguido di qualche settimana prima (in gara a Induno Olona senza la presenza degli allenatori)…il percepire che, in quanto a considerazione dell’allenatore, non ero più in prima linea…costituivano elementi capaci di erodere il mio desiderio di migliorare le mie prestazioni. Me le ricordo bene quelle quattro bracciate fatte per raggiungere il bordo, ho forte impresso in testa quell’unico concetto, il “basta! smetto! non nuoto più!!!”. Come se fosse “cosa” accaduta cinque minuti fa, ricordo nitidi i miei piedi, un po’ esitanti sulla scaletta di marmo mentre lascio la vasca, per l’ultima volta, da atleta. Impressa in testa, non dimentico, nemmeno a distanza di anni, l’ora mostrata da quell’orologio a lancette della “Roberto Cozzi”, posto tra le due piattaforme da 5 e 10 metri: 19.34, quasi 35. Mancherebbe poco alla fine dell’allenamento, pochi metri e pochi minuti, ma io ormai, ho chiuso davvero. Ormai sono ex, fuori dai giochi, fuori da tutto, poca emozione, forse rabbia. Che peccato smettere così, ad un’età in cui, al contrario, si dovrebbe decollare e raggiungere obiettivi importanti. Un rimpianto che ancora oggi mi prende. Cosa sarebbe accaduto se avessi tenuto duro in quell’allenamento? magari avrei sbandato ma solo per poco. Avrei ripreso con lena e forse sarei arrivato a…a cosa?, a quale risultato? Eh, quel tardo pomeriggio del 18 giugno mi ha tolto risposte e lasciato rimpianti. Eppure ero convintissimo in quel momento li…erano le 19.34, quasi 35 e dai finestroni lato tribune, potevo osservare un cielo terso ed ancora illuminato dal sole…Prima di allora non avevo mai guardato verso quelle finestre di libertà…

Annunci

2 thoughts on “Gradini finali, in vasca 33.

  1. Ti leggo e …mi commuovo….
     Che i tuoi scritti siano fluidi, corretti, ricchi, introspettivi e semplicemente sorprendenti per la naturalezza con cui riesci ad esprimerTi, mi sembra banale ribadirlo. Così pure continuare a ripetere che hai una dote naturale nello scrivere che invidio… Quanto vorrei trasmetterti ciò che provo, ma faccio la mia solita fatica a mettere nero su bianco le sensazioni, le emozioni. 
    Tu no! 
    Più ti leggo, più ti conosco e maggiore è la percezione di quanto tu possa essere una persona estremamente sensibile… Sensibilità che trasuda dai tuoi scritti, dai tuoi discorsi e dai tuoi gesti, ma solo quando sei in situazione di tranquillità e serenità…diversamente sembri barricato, fortificato e impenetrabile. 
    Sensibile…e in certo modo fragile…( ecco le difese!) 
    Grande dote la sensibilità …ma anche quante sofferenze procura! Vedi e, soprattutto, senti cose che agli altri sono invisibili…cose belle e cose brutte. Ma non finisce qui… Cerchi spiegazioni dove altri non le cercherebbero mai e ti arrovelli il cervello alla ricerca di risposte.. E allora vorresti per un attimo fermare il cervello, i pensieri…basta! Un attimo di tregua per favore! Un attimo di pace…
    Ma poi, non ne sei capace e il turbinio di emozioni, sensazioni continua nella tua testa…infinito.
    E allora sei fragile… Perché , non solo ciò che ti capita, ma anche ciò che succede intorno continua a minare quella tranquillità, quella serenità e quel poco di equilibrio che, con grande fatica ti sei finalmente conquistato, ma che dura un attimo e poi di nuovo nel vortice dei pensieri…
    Essere sensibili….tanta sofferenza…ma forse significa essere vivi! 
    Ora ti chiederai che c’entra con il tuo articolo… Non so.. Probabilmente poco… Ma chi altro si sarebbe soffermato su di un avvenimento successogli in gioventù con così candida consapevolezza dell’accaduto, con lucidità di pensiero e introspezione se non un ” sensibile” ? 
    Sensibili, magari fragili , sì , ma ricettivi, permeabili alle sensazioni, alle emozioni, ai sentimenti! EVVIVA! 

    P.S. Spettacolare ed indicativa la tua ultima frase… Prima di allora non avevo mai guardato verso quelle finestre di LIBERTÀ…

    Un abbraccio.. Laura

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...