L’italica arte dello sdegnarsi…dopo!!!

La Costa Concordia, nave da crociera con oltre 1400 passeggeri a bordo si è incagliata di fronte all’isola del Giglio, durante un ardito passaggio sotto costa denominato “inchino”. Urtato uno scoglio affiorante, si è inclinata di oltre 90° provocando panico, morti e dispersi. Questa la nuda cronaca dei fatti. Dopo..c’è stato un dopo in cui sono emerse ovvie responsabilità. Del comandante della nave, ad esempio, rimbrottato in una telefonata poi divenuta pubblica, dal capo della capitaneria di porto per aver abbandonato anzi tempo la nave, ancora piena di crocieristi da mettere in salvo. Ecco, da quando i media si sono impossessati dell’accadimento, wow quanto squilibrio nelle percezioni del disastro si è creato. Si, perchè si è andati oltre, molto oltre, rispetto alla corretta descrizione della tragedia, della conta dei morti e della sacrosanta ricerca delle responsabilità. Si sono oltrepassati i limiti di tutto, creando e cavalcando un’ondata (eh si, parliamo di sciagura di mare) di emotività che si è riverberata anche ai social network come faceook o twitter. L’effetto è stato devastante forse più del fatto stesso, che per impatto e risultato avrebbe meritato un composto e dignitoso rispetto. Abbiamo assistito all’elevazione ad eroe di una persona, il comandante De Falco della capitaneria di Livorno,  che in realtà ha fatto semplicemente il suo dovere, in modo perentorio, certo, ma sempre e solo il suo dovere. C’è stato poi il “voglio flagellarti anch’io”, rivolto a quell’ormai figlio di buona donna del comandante Schettino, che abbiamo tutti identificato come il colpevole unico e assoluto del disastro. Per carità, le responsabilità ci sono state ed è giusto che abbiano anche una o più facce, non discuto questo. Ma non è troppo semplice e semplicistico, oltre che un poco forcaiolo, fermarsi a questo e sdegnarsi dopo? Ho un discreto numero di anni e il “mi sdegno dopo” comincia a darmi un po’ sui nervi. Dall’ecatombe del Vajont fino alla Costa Concordia, ci sono sempre stati troppi “dopo”. Troppe volte, anzi sempre, ci siamo resi conto dei pericoli e delle irresponsabilità “dopo”. Ma prima mai? E’ mai possibile che sul “prima” nessuno ci lavori mai? Si provi a farlo in Italia, nord o sud, poco importa, a qualunque livello e si osservi l’effetto che fa. Io l’ho fatto per una piscina non sicura qualche anno fa: risultato? ho cambiato lavoro, rimosso dall’incarico. Si veda Vajont di Paolini: magistrale teatro del vero, racconta la nascita della diga più alta del mondo. E più a rischio frana, che poi c’è stata, con centinaia di morti. Anche li c’è stato un “prima”, che per logiche di guadagno non aveva voce. Il comitato anti diga urlava ma non lo sentiva nessuno. Potrei citare oltre mille casi in cui il “prima” esisteva e metteva in guardia dal rischio, venendo puntualmente ignorato. E in quest’ultimo caso della nave, mi domando io, possibile che nessuno abbia mai ritenuto fosse pericoloso portare quelle navi così imponenti fin sotto il balcone degli isolani gigliesi? Eppure di “inchini” se n’eran visti molti, anche nel recente passato, alcuni persino oggetto di pubblici elogi istituzionali. Niente, ci siamo dilettati ad aspettare la tragedia ed a crogiolarci felici nel dopo e nella voglia perversa e generale di sensazionalismo. Siamo quindi sicuri di non avere noi stessi almeno un briciolo di responsabilità insieme a quel cane bastonato del comandante Schettino???

Fiducioso dopo, un po’ meno di prima, vi saluto.

Particella.

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2 thoughts on “L’italica arte dello sdegnarsi…dopo!!!

  1. Sinceramente, ciò che più mi ha infastidito, sono stati i commenti che ho visto in fb e nei media in generale. Siamo sempre pronti a scagliarci contro il “colpevole” e magari non ricordiamo che, ospiti a nostra volta di una nave da crociera, ci siamo entusiasmati per una manovra di “inchino” a porticcioli più o meno famosi, complice la spensieratezza e l’aria vacanziera del momento. Non che il comandante Schettino non sia responsabile di tale sciagura, ma forse dovremmo limitarci, come dici, a informarci sui fatti e a rispettare in questo momento le vittime e i loro famigliari, augurandoci che, chi di dovere, riesca davvero a far luce su responsabilità e responsabili.
    Hai ragione siamo il popolo del “dopo”…prima goliardici, caciaroni, compagnoni; talvolta sordi, ciechi e soprattutto muti di fronte a fatti e verità palesi, molte volte a causa di interessi di partito o economici. Pronti però a inveire violentemente nel dopo sciagura, senza pensare che sicuramente qualcosa poteva essere fatto e il disastro evitato.
    Non parliamo poi di chi sta al governo o ricopre incarichi pubblici…
    Di certo non abbiamo la cultura della prevenzione, o forse in alcuni campi, stiamo iniziando ora ad occuparci del “prima” senza aspettare il “dopo”. Che ciò sia dovuto alla nostra indole italiana o al fatto che alla fine ai “colpevoli”, quando si trovano, vengono inflitte pene non proporzionate al reato ?
    Per concludere, mi scuso per le quattro idee banali e sgangherate scritte, per altro, in modo contorto. Puoi anche evitare di pubblicare.
    Ciao. Lalla.

    PS: forse gente che, come te, mette nero su bianco in modo così chiaro e schietto, può aiutare a coltivare la cultura del “prima”. (Ottima la scelta del brano!)

  2. Laura, scrivi benissimo e non sei per nulla banale. E quindi evito, di evitare (di pubblicare). Sono in totale sintonia con ciò che è il tuo commento, in ogni sua parte, in ogni concetto. Finalmente con coraggio si esce dalle logiche tipico-facebokkiane del linkare “mi piace” ad un commento preconfezionato in cui si tende alla lapidazione dell’infame bastardo del momento. Cosa comoda, conformista e soprattutto priva di senso critico.

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