Nostra “signora” la televisione.

Non è che io sia uno dei milioni di italiani che, assidui, seguono la decima edizione del Grande Fratello in onda sulle reti Mediaset da circa un centinaio di giorni. Però mi capita di incrociarla durante la mie frequenti fasi di zapping convulsivo e per questo motivo ho imparato a conoscerne i personaggi, le situazioni, le atmosfere e qualche trama un po’ curiosa.
Anche lunedì scorso mi ci sono imbattuto mentre distrattamente ultimavo la mia cena, tra un pc che si stava accendendo e pensieri che stilavano il bilancio di fine giornata. Insomma cercavo di togliermi quel fastidioso bruciore che in genere prende il tifoso milanista che ha perso il derby con l’Inter appena poche ore prima.
Cercavo, in buona sostanza, di pensare lieve e di rilassarmi un po’, quando la mia attenzione è stata catturata da una scritta che scorreva sul teleschermo, in basso ed in sovrimpressione. Questa informava che uno dei concorrenti del reality era sotto giudizio e che il GF10 si sarebbe presto pronunciato sui provvedimenti da prendere a suo carico. Oddio, cos’era successo di grave? Il demone della curiosità si era impossessato di me e così avevo cominciato a seguire la trasmissione con maggiore attenzione, scoprendo che nei giorni scorsi, il concorrente in questione si era lasciato sfuggire una bestemmia e che questo fatto aveva innescato una marea di proteste soprattutto negli ambienti cattolici, portatori di una rispettabile sensibilità verso il deprecabile episodio.
Ormai preso nell’ingranaggio della trasmissione, mi stavo lasciando trasportare dalle maliziosissime correnti degli intrighi e dei commenti che questi provocavano: la conduttrice Alessia Marcuzzi ed il suo fido opinionista in studio Alfonso Signorini, gestivano le vicende della “casa” con piglio disinvolto e con commenti che ammonivano e proponevano una morale ad uso e consumo della trasmissione. Spasmodica risultava essere la ricerca dell’emotività fuori controllo e caparbia era pure la volontà di provocare la lacrima o lo scatto d’ira. Intanto quella scritta in sovrimpressione continuava a scorrere e la minaccia del provvedimento rimaneva incombente. Ormai ero nell’ingranaggio, e cominciavo anche a preoccuparmi un po’: non riuscivo a pigiare quel tasto del telecomando per cambiare canale e si stava davvero facendo tardi. Poi l’ennesimo intervento benpensante del prode e pontificante Signorini ha avuto il pregio di scuotermi da quello strano nirvana. Come se avessi ricevuto uno schiaffone a mano aperta in pieno volto, mi sono ridestato cercando di recuperare almeno in parte un minimo di senso critico. E qui ha cominciato a salire la rabbia: potevo far passare la parlata a mitraglietta della Marcuzzi: gliela impongono certamente, perché fa tanto atteggiamento e linguaggio giovanilistico. Potevo sorvolare sul fatto che “Signorino” (come l’ha chiamato la settimana scorsa uno dei concorrenti), ogni volta che si ergeva a giudice moralizzatore d’ambienti chiusi, lo facesse sulla base e a nome di una non bene identificata opinione pubblica e di una (presunta) totalità degli spettatori. Potevo pazientare anche sulla frequente proposizione di lacrime facili o sull’ascolto di un linguaggio che tutto è fuorché aulico o ricercato. Ed accettare infine che ci fossero una dozzina di giovanotti disposti a farsi vivisezionare 24 ore su 24 davanti alle telecamere ed in diretta tv, rinunciando al proprio privato ed alla propria intimità in cambio di un successo-accesso futuro nel mondo fatato dello spettacolo. Andava tutto bene, anche che la trasmissione fosse causa ed effetto di tutte le caratteristiche che il format voluto dalla “Endemol” aveva voluto inserire nel genere “reality”.
Quello che invece non riuscivo proprio a sopportare era tutta la manfrina montata sulla vicenda del bestemmione pronunciato: perché indignarsi per blasfemia senza espellere subito il concorrente dal gioco? Se il fatto era davvero così grave (e sicuramente lo era) perché lo si era congelato per diversi giorni evitando di prendere immediati provvedimenti a carico di chi le parole aveva pronunciato? Ovviamente perché bisognava arrivare al lunedì, giorno della diretta settimanale in prima serata e su quel fatto giocarci per creare attesa e quindi “audience”: bisognava catturare sempre più pesci nella rete e quella vicenda, coltivata e presentata ad arte (e proposta alla fine della puntata, spacciandola ogni 5’ come imminente) si prestava davvero come poche altre allo scopo. Il Gf10 (ma chi? Una commissione giudicante? Un giudice unico ? chiiii?) avrebbe cacciato il peccatore dal tempio? Da vomito. Si inveiva e si condannava la bestemmia ma su quella si costruiva un’intera serata alla ricerca del massimo ascolto. Possibile che nessuno se ne capacitasse? Possibile che nemmeno uno dei milioni di spettatori si rendesse conto di questa incredibile contraddizione?
E allora non mi resta che domandarmi una cosa, la domanda finale, il “domandone” del quiz sul bestemmione…”Chi il più blasfemo”? chi bestemmia incautamente magari senza rendersene conto oppure chi invece sulla bestemmia, esibisce facili moralismi e ci costruisce sopra un’intera trasmissione per un bieco tornaconto di ascolto?

Ai liberi di pensiero e di condizionamento, l’ardua risposta…

Paolo

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