Coniglietti di città.

Leggo nelle cronache giornalistiche di pochi giorni fa, un trafiletto con foto dal Corriere della Sera. Si parla di una piccola colonia di conigli dal colore bianco candido che, a dispetto di traffico, smog e rumori assordanti tipici della vita cittadina, ha scelto di vivere con incredibile spirito di adattamento ed un tantinello di incosciente disinvoltura, in pieno centro a Milano, nell’area in cui fino a poco tempo fa c’era il tendone di una scuola circense e che a breve sarà destinata al solito parcheggio monstre per auto in sovrannumero da interrare in soste sotterranee. Mammamiachestoria, si tutto attaccato, come per una pronuncia senza fiato. Bello vedere questi piccoli ed indifesi coniglietti impegnati a conquistarsi il cibo quotidiano a dispetto delle spietate esigenze di una città capace di triturare chi non si adegua ai suoi ritmi infernali. Provo ad immaginarli questi piccoli animali che hanno imparato a conoscere l’uomo ma che da buoni diffidenti, da esso si tengono a prudente distanza di sicurezza. E l’immaginazione mi porta a quando, ragazzino, leggevo "Marcovaldo" di Italo Calvino, una delle letture consigliate dal mio maestro elementare. Mi ricordo l’episodio in cui Marcovaldo scovava dei funghi nell’aiuola di una fermata del tram nella città in cui erano ambientate le avventure a lui dedicate: funghi che curava, aspettandone la crescita allo scopo di farne un pranzo. I funghi mi par di ricordare fossero velenosi ma la cosa che allora mi aveva colpito era che anche in un ambiente cittadino vi era un posto in cui la natura riusciva a fatica a mantenere la propria egemonia. Lo stesso mi par di immaginare anche a riguardo dei piccoli coniglietti bianchi: ci sono ambientalisti che vorrebbero catturarli per riportarli in luoghi più ospitali. Il bello è che questi han provato ad esercitarsi nella cattura ma…queste bestiole mica si fanno prendere. Indifesi ma furbi. Candidi ma guardinghi. Simpatici ma inafferrabili. E’ bello pensare in una loro capacità estrema di adattamento, ma l’avvio dei lavori per il parcheggio sotterraneo, me li fa immaginare vittime predestinate di un pericolo incombente. Oppure con un po’ di pessimistico realismo, me li vedo finire male, infilzati da uno spiedo, pronti a soddisfare il desiderio di salmì di qualche cacciatore meneghino dell’ultima ora. Mah, non so prevedere cosa succederà di certo. Sicuramente tiferò per loro e per la loro scelta di vivere una vita difficile.
 
Un saluto a chi mi legge. Paolo
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