Quando ci scappa il morto (in piscina)

La settimana scorsa una bimba di 6 anni è morta per annegamento o per malore (lo stabiliranno le indagini) nella piscina di Casale Monferrato. Finito il corso, non è rientrata negli spogliatoi e la madre, non vedendola, si è allarmata ed ha allertato gli assistenti bagnanti. Questi l’hanno ritrovata priva di sensi nella vaschetta piccola.
La triste vicenda ha provocato reazioni di tipo emozionale e tentativi di analizzare come vengono organizzate e gestite le attività sportive nelle piscine, se o meno in sicurezza. Qualche addetto ai lavori come la Dott. Rossana Prola ha puntato l’indice contro la normativa vigente che tutelerebbe solo la parte forte dei gestori d’impianto e contro chi, di questa normativa si è reso promotore in quanto Presidente di una federazione sportiva oltre che Senatore della Repubblica: l’ex farfallista degli anni ’70, il Sen. Paolo Barelli. Ovviamente, per tutto ciò, c’è stata la levata di scudi di coloro che invece vedono con favore l’introduzione di tale normativa sportiva. Si è così innescata una polemica in cui molto è stato urlato e davvero poco è stato ascoltato. Anche io sull’argomento ho opinioni e convinzioni: le ho espresse in questa mia mail inviata al sito www.anaten.it (il sito dei tecnici di nuoto) e che spero verrà pubblicata. Questa la mail:
 
 

Gentile Redazione di Anaten,

 

La drammatica vicenda della bimba annegata nella piscina di Casale Monferrato, ha provocato in me, persona che passa molte delle sue ore in piscina come tecnico, emozioni e brividi. Emozioni, se penso a quella madre che non vede arrivare la figlia nello spogliatoio dopo il corso di nuoto. Brividi, se provo ad immedesimarmi in quel gruppo di istruttori (o assistenti bagnanti che fossero), di turno nei momenti della disgrazia.

Confesso di non avere ben chiara la dinamica dell’incidente e dei comportamenti di soccorso posti o meno in essere. Per questo motivo, vorrei limitarmi ad esprimere la mia vicinanza ai genitori della bambina evitando giudizi di merito che sarebbero senz’altro inopportuni.

Tuttavia, storie dolorose come questa di Casale, hanno il potere di fare emergere problematiche di sicurezza che (pur)troppo spesso si tende ad accantonare nella quotidianità, ma che poi, quando “ci scappa il morto” deflagrano, dando origine a confronti di opinioni che spessissimo acquistano i toni improduttivi della polemica.

Mi chiedo se sia questo il caso, dopo aver letto con attenzione le considerazioni di Rossana Prola su “Professione acqua” ed i commenti a risposta di autorevoli esponenti dell’ambiente nuoto, sul Vostro sito di “Anaten” con cui per certo tempo, sono stato felice di collaborare.

L’opinione che mi sono fatto e che mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione, è che la contrapposizione, originata o meno da sentimenti di appartenenza a questa o quella famiglia, pro o contro la Federazione, abbia velocemente perso quello che avrebbe dovuto essere il suo obbiettivo primario: quello di comprendere ed analizzare l’ambiente piscina, con la sua normativa vigente e con le sue eventuali criticità da risolvere. Rossana Prola, forse esaspera i toni e generalizza brutalmente sulla realtà degli impianti natatori italiani e sulla normativa che ne regola i rapporti di lavoro al loro interno. Sicuramente, e qui sono con Formenti, non è accettabile il sillogismo con cui si accostano tragedie come quelle di Casale al lavoro nero, sempre che di lavoro nero si possa parlare dal momento che i rapporti di lavoro sportivi hanno una specifica normativa di riferimento.

Tuttavia, le parole della Dottoressa Prola, potrebbero avere il merito di agitare le acque, forse fin qui troppo clorate, e di offrire un utile spunto di discussione e di confronto sulle cose di piscina.

Ed allora, anche sulla base di un discreto numero di anni di esperienza nel settore, mi chiedo e chiedo a Voi tutti se la normativa sui rapporti di lavoro sportivi, cui grande merito per l’attuazione va riconosciuto al “nostro” Presidente Fin, Paolo Barelli, non abbia avuto, quale effetto collaterale, quello di limitare la crescita in professionalità ed in motivazioni di talune figure che lavorano in vasca, dal momento che, a fronte delle giuste agevolazioni concesse a chi organizza e svolge attività di utilità sociale, non corrisponde (a mia opinione) un altrettanto giusto riconoscimento della dignità lavorativa verso coloro che, per questi soggetti prestano collaborazione. Mi riferisco a tutti quegli aspetti che spingono le persone a considerare l’attività dell’insegnamento del nuoto un’attività da svolgersi fino a quando non si trova il lavoro “vero”: ad esempio, la contrattualmente riconosciuta atipicità di un’attività che invece presenta per larga parte le prerogative del lavoro di tipo subordinato…

Mi domando e Vi domando poi, se la legge sul lavoro sportivo, con i suoi effetti sulle parti contraenti, non abbia contribuito a creare, da un lato la cattiva abitudine di considerare “costo” ogni voce gestionale, aspetti della sicurezza inclusi, dall’altro il pessimo atteggiamento di affrontare il momento di lavoro come un momento in cui fare il meno possibile, alla minima soglia di attenzione: una risposta affermativa sarebbe da considerarsi deprimente perché offrirebbe la testimonianza di una cultura sportiva deviata, in cui gli aspetti prevalenti sarebbero quelli del fare cassa e non quelli di creare utilità sociale, quelli del ciondolarsi in vasca e non quelli di fornire professionalità.

Capisco che, oltre ogni aspetto, dovrebbe intervenire il senso di responsabilità presente in ognuno di noi, ma siamo sicuri che in certi momenti basti questo e non anche invece un sistema di motivazioni e di tutele che spesso si volatilizza?

Ricordo di aver già argomentato di tutto questo con Federico Gross nel suo blog “Piccoli grilli crescono” del 26.10.2007 (http://fedgross.blogspot.com/2007/10/piccoli-grillli-crescono.html) così come ricordo che anche allora, come oggi, mi ponevo certi interrogativi.

Sarei quindi felice se da un dibattito, originato anche con l’emozione di una tragedia, si riuscisse a trarre uno spunto per dare risposte ed, in seguito, per avviare miglioramenti.

 

Un saluto a tutti Voi.

 Paolo Costantino Piccini, allenatore, istruttore di nuoto ed assistente bagnanti.

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