Amicizie virtuali

Buon giorno a tutti. Prendo spunto da ciò che è accaduto nella mattinata di ieri, a me e ad altre migliaia di milanesi, al momento di infilarsi in metropolitana per recarsi al lavoro: caos completo e ressa, per via di un guasto provocato da una motrice che ha tranciato i cavi elettrici nei pressi della stazione di "Udine". Con la circolazione dei treni limitata fino alla fermata "Centrale F.S.", riesco a fatica a raggiungere il passante ferroviario a Porta Garibaldi per prendere il treno delle FF.SS. Nemmeno il tempo di sentirmi sollevato per essere uscito dalla situazione di caos, ecco che arriva l’annuncio fatidico: "il treno S5 delle ore 8,34 diretto a Varese, oggi è soppresso…" Accidenti, che disdetta. Forse ne partirà uno dalla stazione "Garibaldi superficie". Il mio ragionamento è quello di altre decine di persone che si trovano lì: e allora tutti alle scale mobili per vedere se "l’esse 5" parte da sopra. Niente! Il treno è stato soppresso anche in superficie. Bisogna tornare giù nel passante e aspettare 30′, salvo ritardi che comunque vengono puntualmente annunciati e quantificati in 15 ulteriori minuti. Che bell’inizio di settimana…arriverò al lavoro in ritardo, questo è certo. Devo avvertire in piscina. Occorre chiamare, quindi prendo il cellulare in mano e compongo il numero. Gesto similare e simultaneo di altre persone nelle vicinanze, tutte nelle mie stesse condizioni. Fatto, ora sono più tranquillo: non rimane che aspettare. E qui inizia la vicenda che da origine al titolo del mio blog. Si avvicina a me una donna sulla trentina, vestita da ufficio, tipico tailleur da lavoro, valigetta portacomputer, truccata il giusto per avere il giusto aspetto di persona che gestisce relazioni di lavoro: sarà una manager? una capoufficio? Che importa? A me appare carina e gentile, comunque un volto già visto. E per forza, prendiamo tutte le mattine lo stesso treno che esce da Milano…Si avvicina, dicevo, e comincia a parlare: "io ti conosco, ti vedo spesso, che disdetta questi treni che saltano sempre, arriverò al lavoro in ritardo…anche oggi…" Insomma facciamo due chiacchiere di circostanza, qualche battuta più o meno scherzosa. Lei è simpatica, sposata e con un bimbo piccolo che deve andare all’asilo. Ad un tratto cambia di botto argomento e comincia a fare le considerazioni che sto facendo io adesso: dice che prendendo sempre lo stesso treno ed (essendo abitudinaria) anche la stessa carrozza di coda, ormai riconosce i volti delle persone che fanno il suo stesso tragitto. Dice anche che si diverte ad immaginare che tipo di vita conducano e che lavoro facciano, questi volti a lei ormai noti. Di me, racconta che mi "vede" come un insegnante di educazione fisica in una scuola media ma aggiunge anche di avere dei dubbi su questo, come anche sulla mia età: le cuffiette e l’iPod, scherza, "le tolgono certezze"…La guardo e mi metto a ridere, poi lei previene la mia domanda: "sei un insegnante perchè hai l’abbigliamento sempre sportivo, non di uno che va in ufficio in giacca e cravatta". Vero, non ha torto e non è andata lontana dalla realtà, dal momento che lavoro in una piscina…Assecondo la chiacchierata dicendole che anche io a volte, lavoro con la fantasia nelle stesse circostanze, almeno quando riesco a non dormire cullato dal rumore del treno che si muove. Lei allora passa a parlarmi di amicizie virtuali. Io penso a quelle che si creano in internet, nelle chat, ma lei precisa subito: "mi riferisco a tutti quei volti che incontro quotidianamente nei luoghi che frequento e che solo con circostanze particolari come queste di oggi, diventano qualcosa di veramente reale…immagino che anche tu abbia questo tipo di conoscenze…" Già, santa verità. Soprattutto santa considerazione quella del "virtuale nella realtà". Forse tutto il ragionamento rappresenta una ovvietà, però anche una verità oggettiva. Si vive, almeno in una città come Milano, di rapporti molto agili, veloci, sicuramente (spesso) superficiali. La comunicazione ne risente e si adegua alla circostanza. Però poi accade l’evento eccezionale che ti cambia le carte in tavola e tu puoi fermarti, prendere una pausa ed approfondire. Passare dalla conoscenza virtuale che la realtà dello svolgersi della vita propone usualmente, a quella vera, fatta di rapporti in cui entra in gioco anche la fisicità oltre che la materialità. Così, quel tipetto carino vestito in "un certo modo" che scende sempre alla fermata di Rho, si trasforma in una voce, in un ragionamento, in un corpo…Con verità, concretezza, fisicità.  Ed io che pensavo che la dicotomia riguardasse solo il virtuale di internet contrapposto alla realtà della vita effettiva. No, di dicotomie ve ne sono altre, così come pure le amicizie virtuali. Strane considerazioni…arriva il treno, finalmente. Lo prendiamo ed il viaggio inizia. Altre due chiacchiere e Rho arriva in un baleno. Lei deve scendere, mi bacia inaspettatamente sulla guancia come se mi conoscesse da una vita e mi dice "arrivederti". Poi scompare nel sottopassaggio. Non ci siamo nemmeno detti i nostri nomi…Pazienza: il mio viaggio durerà ancora 10’…
 
Pà!!!
 
 
 
 
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8 thoughts on “Amicizie virtuali

  1. Mi ricordi un famoso film con R. De Niro protagonista| A occhio sembra inventata, sebbene ben congegnata….. In ogni caso, auguri!

  2. Potrei dirti, caro Gennaro, che del black out della metropolitana verde (linea 2) ancora se ne parla oggi perchè per alcuni è inammissibile che Milano sia rimasta bloccata 14 ore. Per quanto riguarda poi la soppressione del treno FFSS ci sono tutti gli estremi per farti una personalissima indagine e chiedere a Trenitalia notizia dell’effettivo disservizio. Quanto alla chiacchierata con la donna, prove non ne posso portare ma non mi sembra così improbabile che due persone bloccate in attesa di un treno per più di 45′ si mettano a parlare così, in libertà. Tuttavia, sei padrone di non credere a una virgola di quello che ho scritto anche se poi venirlo a dire profittando dell’ospitalità altrui, non mi sembra il massimo dell’eleganza. Contento tu, per me va bene.
    Un saluto a "Gennaro"…
    Pà!!!

  3. Ma scusa, Paolo, io credo che chi naviga in rete debba avere un pò di senso dell’umorismo ed essere meno permaloso…  E’ evidente che non mettevo in dubbio tutta la storia del ritardo del treno ecc. ecc. ma trovavo, come dire, "insolito" (cioè che non accade così di frequente) che una signora, giovane e bella, forse manager, sposata con un bimbo piccolo, in attesa del metrò prende l’inizativa per chiaccherare con un uomo/compagno di viaggio giornaliero (più o meno coetaneo) in maniera piacevolmente disinvolta – come tu hai ben narrato – e pochi minuti dopo lo saluta baciandolo "inaspettatamente" sulle guance! E questo è accaduto nella "fredda" Milano non nella "Napoli del prof. Bellavista" (è una battuta, per carità!)!!. Orbene, se anche quest’ultima parte fosse stata da te inventata, ma a questo punto non dubito più che sia accaduto…, nulla toglierebbe al significato del tuo racconto ed alle riflessioni interessanti che intendevi mettere in risalto, né tantomeno al tuo INDUBBIO fascino alla "Humphrey Bogart" (è una battuta scherzosa anche questa, non prendertela!). In quanto al film che ricordavo, intendevo riferimi al famoso "Innamorarsi" con Robert De Niro e Meryl Streep, di cui, se clicchi su GOOGLE, puoi leggere letteralmente: " Galeotto fu il treno. Un uomo e una donna, sposati entrambi, fanno i pendolari e s’incontrano a scadenze fisse finché s’innamorano. Forte senso di colpa. Si lasciano, si ritrovano…." Voglio dire che, come ben narrato in quel famoso film, possono acadere storie simili fra viaggiatori pendolari, anche se ovviamente la tua storia è molto più banale e normale. Spero, quidi, di aver chiarito e soprattutto che non volevo essere "non elegante" nei tuoi confronti ma, al più, scherzare un pò, come credo che tutti, te compreso, fanno in rete. Ciao.

  4. P.S.  L’aggettivo "indubbio" (accanto alla parola "fascino") solo per un mero errore di battitura è stato da me scritto in maiuscolo. Meglio precisarlo, a questo punto!

  5. Eh, Gennaro, caro "amico virtuale", l’hai scoperto subito…ed io del resto, non ho difficoltà ad ammetterlo: sono permaloso. Per questo motivo non ho saputo cogliere la sottile ironia contenuta nelle tue due righe di commento. Che vuoi farci? sono cose che su internet capitano spesso. Riuscirò mai a farmi perdonare la mancanza, dalla sia pure ridottissima platea di visitatori del mio space? Solo il tempo potrà dire! Per quello che invece riguarda ciò che tu definisci una insolita situazione, in cui una donna prende l’iniziativa di far due chiacchiere con una persona sconosciuta di sesso opposto, io non la trovo così insolita, in presenza di circostanze particolari in cui è l’attesa a farla da padrona. Ti confesso però una cosa: non avrei scritto della vicenda se quell’epilogo inaspettato (del bacio dato come si fosse due vecchi conoscenti) non mi avesse comprensibilmente spiazzato e dato ulteriore valenza alle considerazioni da farsi sui vari tipi di rapporto in uso tra la gente…
     
    P.s.: Circa "l’indubbio fascino alla Humphrey Bogart" tirato in ballo, ci andrei prudente, considerando l’orario mattutino e lo stato di veglia in cui versa la maggioranza dei pendolari, sottoscritto compreso…in quel mentre.  
     
    Un saluto, Pà!!!

  6. Ora siete in due a riconoscere che è una cosa "non comune" che una giovane-mamma-pendolare saluti con un bacio un compagno di viaggio al termine della prima conversazione informale … Solo questo mi sono permesso di dubitare, in maniera scherzosa, ma forse ero anche un pò invidioso…! Anche perché il nostro Paolo ha messo in dubbio l’esistenza del suo "fascino" solo nella prima mattinata ….

  7. Effettivamente dopo le 10.30 sono tutto un altro fascino…Tornando al blog, perchè arenarsi ad un sia pur "singolare" saluto finale, quando invece si potrebbe guardare a molto altro relativamente alla virtualità delle cose?

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