Se un comportamento vale più di mille parole…

Mattinata strana questa: l’appuntamento col dentista la spezza in due, regalandomi numerosi tempi morti. E allora ne approfitto per fare due chiacchiere con…me stesso e con quei pochi che casualmente si troveranno a passare di qui. Non che debba analizzare grandi eventi, tuttavia mi trovo in un periodo in cui si sono chiusi alcuni particolari capitoli delle mie vicende terrene, facendomi pensare a come "funziona la baracca". In un certo senso, qualcosa in merito sapevo già, nonostante la mia cronica ingenuità. Però, ancora una volta, l’andamento è stato confermato. E qui mi riferisco al titolo del post che sto elaborando (stavo per scrivere "partorendo", ma devo dire che il termine mi sembrava un po’ forzato): c’è poco da fare, non si scappa quasi mai, anzi MAI. Un comportamento vale sempre più di mille parole. Sempre. Basta avere un minimo di capacità di osservazione e, a dispetto di mille bellissime parole d’intenti pronunciate, ciò che alla fine conta è quell’azione o comportamento specifico, capaci di confermare o più spesso, di smentire, ciò che per furbizia, opportunismo, falsità, si è dato ad intendere. Caspita, pessimista e disilluso lo scrivente? Forse si, ma solo per gli avvenimenti specifici che in questi giorni ho dovuto prendere in considerazione. Ad esempio, ne ho avuto la prova riguardo a quel mio collega allenatore che nei mesi estivi si è trovato con me nella difficile condizione di gestire l’improvviso cambiamento nella conduzione della nostra squadra agonistica di nuoto. C’erano dei soggetti nuovi che subentravano alla vecchia dirigenza e si interrompeva un rapporto fiduciario con la prospettiva di crearne uno nuovo. Le decisioni da prendere erano due perchè due erano le opzioni di scelta: restare ed accettare il nuovo, magari dopo aver chiesto garanzia tecnica ed economica. Oppure migrare verso altri lidi e proporre li la propria professionalità. Questo ho pensato io e a questo ho adeguato i miei comportamenti, informando gli atleti e i loro genitori della situazione. Ritenendo corretto non esercitare su loro alcun tipo di pressione e condizionamento che non fosse quello della conoscenza e del rapporto instauratosi tra noi in un anno, pensavo che anche il mio collega avrebbe deciso di agire allo stesso modo: gli atleti avrebbero scelto se restare o meno, dopo aver avute ben chiare le informazioni circa tutta la situazione. Prima delle vacanze estive il collega mi dice "a settembre valutiamo e decidiamo". Buone vacanze…A fine agosto però i giochi sono fatti. Già fatti: il correttissimo collega, forte dell’appoggio di un paio di genitori influenti, ha lavorato bene.  Con un mare di informazioni non vere, ha orientato le scelte di quasi tutto il gruppo atleti, tanto che alla riunione di presentazione della società entrante con cui ho deciso di lavorare, il 90% di questi han già deciso dove andare a nuotare: con il collega in un impianto vicino. Io, che nei giorni precedenti avevo avuto sentore di tutto (ed anche qualche "confessione", diciamocelo), gli chiedo spiegazione: via mail, al telefono, con sms. Lui è lunare (nel senso che da li vi scende) e, a parole, rammaricato. Professa correttezza, si dichiara estraneo a tutto, chiede di chiudere la polemica. Lui queste cose non le fa! Mi piacerebbe credergli, anche perchè nel frattempo qualche atleta cambia idea e ritorna sui suoi passi. Ma poi, arriva il momento della verità: sabato 20.9 si disputa la "EA7 Milano swimming cup", gara di nuoto organizzata da Giorgio Armani. Tra gli invitati ci sono 3 mie atlete di cui una ha deciso di seguire il mio collega che per questo motivo deve a sua volta presenziare. Alla gara ci vado con la Manu a cui confido la mia curiosità: come si comporterà l’ormai ex collega? Si presenterà in tribuna a salutare? Che atteggiamento avrà?  Arriviamo in tribuna, saluto tutti, genitori e atleti, anche sua moglie. Ma lui non c’è. Cominciano le gare e il mio occhio vaga alla ricerca di persone che potrei conoscere. Ohhh! Eccolo là. Lo vedo all’angolo della vasca, in una posizione dove non si vede nulla, solitario. Guarda verso di me. Lo curo, ne osservo l’atteggiamento. Niente! Fino alla fine delle gare resta là, staccato da tutti in uno "splendido" isolamento. Complimenti e grazie. Il suo comportamento è stato più esplicito di una confessione. Ora capisco davvero tutto e non sono necessarie altre parole o altri commenti. Personalmente, spero che le cose vadano sempre così e che alla fine l’effettiva realtà dei fatti venga sempre a galla. Ecco, forse un rimprovero me lo devo fare su tutte queste considerazioni: a volte non osservo abbastanza. Non sono attento: devo imparare a dare meno peso alla favella e molto di più all’effettivo comportarsi della gente. E’ li la chiave della questione. Sto però imparando.
 
Paolo.
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