Pugni nello stomaco.

Ci sono periodi e periodi. Per me. Mi riferisco alle motivazioni che mi spingono a scrivere, qui nel blog. Ebbene, forse a causa della scorpacciata sportiva procurata dalle Olimpiadi, le mie dita, non è che avessero gran voglia di pestare sui tasti per elaborare frasi e concetti da far leggere ad amici ipotetici o reali. Non che non ci fosse da scrivere, per carità, maaaa..in fondo, le vicende degli 8 ori di Michelino Phelps, oppure delle incredibili volate di Usain Bolt erano pur sempre state ipertrattate da stampa e televisioni, per di più in maniera totale, senza soluzione di continuità. Avrei sicuramente rischiato la ridondanza, la ripetizione, la banalizzazione della vicenda e questo certo non mi avrebbe soddisfatto. Allora, per me, meglio il silenzio. Fino a ieri. Ieri, giornata di pugni nello stomaco. Cominciata, già di primo mattino con la lettura del "Corsera": in prima pagina il primo cazzottone. Foto ed articolo sul dramma di un famoso giocatore di calcio degli anni 90: Stefano Borgonovo, ex attaccante di Como, Milan e Fiorentina è da 3 anni ammalato di SLA (Sclerosi amiotrofica laterale). Ha perso la voce (comunica per mezzo di un sintetizzatore ottico che funge da mouse), l’uso completo del corpo e vive adagiato su una carrozzina. Se lo ricordo come vivacissimo calciatore del Milan, veloce e scattante, mi vengono i brividi. Ma ciò che è ancor più drammatico è l’incidenza della malattia della SLA nell’ambiente calcistico: 6 volte di più della media generale. Un calciatore, ha quindi una probabilità di contrarre la degenerazione 6 volte più alta con non ogni altro atleta di diversa disciplina. Il dato è tremendo, soprattutto se lo si associa alla normale indifferenza che lo accompagna. Tolti i pugni nello stomaco dati dai casi eclatanti come quello del povero Stefano, poco altro si fa per capire quale sia la causa del "6 volte di più". Si organizzano amichevoli per raccogliere fondi (6 ottobre p.v. Fiorentina-Milan) e…basta. C’è un magistrato (Guariniello) che si occupa di indagare sulle cause che scatenano la malattia, cercando di ipotizzare relazioni di causa-effetto ma l’ambiente calcio sembra proprio non essere fertile alla collaborazione. Si tende pericolosamente al fatalismo e si continua a volere la "farmacia" bella piena. Carlo Ancelotti, ai tempi del processo alla Juventus per possibili pratiche di doping, arrivò a dire che gli atleti, per usura da partita e da allenamento, erano da considerarsi a tutti gli effetti dei superammalati e se ci si pensa bene, non aveva poi tutti i torti. Ma, dico io, è corretto tutto questo? E’ a questo obbiettivo che si deve mirare quando si avviano ragazzini ad una attività sportiva? Sono domande che mi pongo da allenatore, sia pure di una diversa disciplina. Dirò anche che le possibili risposte mi fanno pure un po’ paura.
 
Ps: degli altri pugni nello stomaco, ricevuti ieri…avrò modo di parlarne in altro momento…
 
Ciaoooo. Pà!!! 
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One thought on “Pugni nello stomaco.

  1. Ciao Paoletto! E’ raccapricciante lo scenario che si profila: quella che dovrebbe essere un’attività sportiva e quindi dovrebbe render gloria all’epiteto "mente sana in corpo sano" sembra essere praticamente l’opposto! Vedi..io son tifosa quasi cronica, juventina (ihihihihihi) però ho svulippato da tempo una repulsione per il giro di soldi che c’è, perchè una persona non può valere tanto solo perchè sa giocare a pallone, farlo andare dove vuole etc…si ok, c’è talento, c’è gloria ma… non c’è un’utilità sociale (insomma non cura mali, non difende persone e non sempre aiuta gli altri…) e insomma…sto perdendo interesse e questo che ho appena letto…si aggiunge come un coltello nella piaga!…che tristezza! Forse esagero un pò, perchè conosco giocatori che aiutano associazioni umanitarie, rimpinzano fondi che magari neanche io conosco, però…per vedere una squadra di talentati, pagare una persona miliardi…è uno schiaffo in pieno viso!

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