Alla ricerca delle sensazioni perdute (Il tuffo…)

 


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In questo periodo di “rimodulazione sentimentale” scopro che ho un’unica, vera, fedele irrinunciabile amica: l’acqua. Lei mi è sempre, costantemente vicina, lei non mi tradisce mai. Io l’amo tanto. È così da sempre e nel 2007 bloggavo così:

Adoro l’acqua. E amo nuotare. E’ così da sempre. Per questo, quando posso, mi tuffo in piscina o al mare e comincio a nuotare. Senza particolari obbiettivi da raggiungere se non la ricerca di un benessere generale, mentale e fisico.
Ieri, dopo un periodo insolitamente lungo, ho voluto riprovare l’ebbrezza dell’immersione. Avevo un paio d’ore di pausa alla piscina dove alleno ed allora, via con le "procedure" di avvicinamento all’acqua. Controllo di costume, "svedesi" (il tipo di occhialini) e cuffia. Poi via, verso il blocchetto numero 4.
Per un istante (forse molto lungo) mi sono risentito "l’atleta" che si appresta ad allenarsi. Non so com’è, ma certe sensazioni che provavo immediatamente prima di un allenamento o di una competizione (una sorta di timore, forse sarebbe meglio dire "tensione", mista ad eccitazione e a concentrazione), mi si ripropongono automaticamente anche per fare un semplice bagnetto. Probabilmente  la decina d’anni di attività agonistica ha creato una sorta di riflesso, di deformazione professionale.
Fatto sta che arriva il momento dell’entrata. Solito tuffo, dopo i soliti rituali che eseguo automaticamente ed eccomi in acqua.
Riassaporo il rumore ed il massaggio proposti da questo magico elemento. E’ bellissimo: mi sento bene, protetto, rilassato. La pesantezza muscolare se n’è andata dopo pochi secondi. I doloretti alla cervicale sono spariti per incanto. Fantastico. Ed anche incredibile: le prime bracciate a stile libero le sento scorrere via leggere. Wow, non sto facendo la minima fatica. Mi muovo in scioltezza, eppure non nuoto da quasi un anno, se vogliamo escludere quella settimana di luglio passata al mare, in Toscana.
Termino la prima vasca dopo una quindicina di secondi e penso che il tempo non è passato e che la mia condizione fisica mi permetterà ancora, parte di quelle belle prestazioni che riuscivo ad ottenere quando ero atleta. Virata "a capriola" e ritorno. Sono eccitatissimo, già penso che potrò nuotare a lungo ed anche azzardare qualche scatto in “ripetuta”, magari nel mio antico stile prediletto: la farfalla.
Virata dei 50 metri ed ancora buona presa in acqua. Il fiatone? Niente, respiro regolarmente. Altra virata e via per i 75 mt.: continuo ad avere ottime sensazioni ed allora oso il pronostico della giornata: oggi riuscirò a fare oltre 3.000 metri in un’ora in vasca. Con questa quasi certezza completo la terza vasca, viro e mi spingo per arrivare ai 100 metri.
E qui, il duro e brusco richiamo alla realtà: d’improvviso le mie braccia cominciano a contrarsi un po’ ed io avverto che mi sto “arruffando”. Cerco di riprendere il giusto assetto, provo a controllare le fasi di bracciata, soprattutto quelle di remata, ma mi accorgo che non è semplicissimo. La mia quarta vasca assomiglia sempre più ad una strada in salita per un ciclista e le mie certezze vacillano.
Sto facendo fatica, lo capisco dai miei movimenti non più fluidi e leggeri. Decido di fermarmi dopo 200 metri: devo rivedere il programma odierno. Forse 3000 metri sono troppi. Sarà meglio diminuire e fermarsi a 1500…(ne farò 1800 alla fine), soprattutto, sarà meglio ridurre, per oggi, le andature.
E se non vorrò vedere la Madonna di Loreto in allucinazione, dovrò anche pensare di lasciar perdere gli scatti. Con questa presa d’atto un tantinello brusca, rallento e ri-programmo l’allenamento: andature lente, pulsazioni mai oltre i 100/120 al minuto ed anche qualche pausa per la chiacchierata con quella ragazza carina della corsia 3 che mi sta chiedendo se in passato ho fatto gare.
Insomma, sia pure con altro genere di soddisfazioni e di sensazioni, l’acqua si conferma, come sempre per me, una grande amica e complice.

Al prossimo allenamento…
 

Un saluto clorato da Paolo.

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