KZ Gusen Mauthausen

  
 
Agosto 2007: stiamo vivendo serenamente la nostra vacanza austriaca. Vienna ci ha "rapiti" piacevolmente con i suoi splendidi edifici e con i suoi fantastici giardini. Decidiamo di spostarci per visitare Salisburgo ed i suoi continui omaggi musicali in nome del "mito" di Mozart. Ed è durante questo trasferimento che in autostrada, appena prima di Linz, troviamo la segnaletica indicante Mauthausen. Guardo in volto la persona che mi siede accanto, penso a mio nonno e le chiedo "andiamo?" Alla risposta affermativa, svoltiamo decisi in direzione della nuova meta. Mauthausen: un nome che evoca tragedie, sinonimo di "lager" o di "campi di concentramento" che dir si voglia. Tragedie che ho conosciuto dai libri di storia o dai racconti ascoltati,  io bambino, da mio nonno internato negli anni della guerra nei campi di Essen e Dortmund. Storie antiche, percepite lontane, sicuramente non percepite appieno.La cittadina ora è lì, a 5 km: la campagna ed il paesaggio sono dolcemente ondulati e la strada si perde nel verde. E’ una bellissima immersione nella natura. Non ci sono rumori che quello della mia macchina. Mi sento proprio sereno e così anche chi mi accompagna. Il KZ Lager è fuori dal borgo di un paio di km e ci stiamo arrivando. Eccolo, appoggiato alla sommità di una collina. Da fuori sembra una fortezza innocua. Parcheggiata la macchina vi entriamo. Troviamo la cassa e facciamo il biglietto. La signora dal gabbiotto ci ringrazia per essere li e ci augura "buona visita". Siamo dentro. Le baracche sono pericolanti a causa di una tormenta di vento e neve avvenuta all’inizio dell’anno. Alcune sono proprio crollate. Ascolto l’audioguida e filmo. Cerco di mantenermi calmo ma avverto un’ansia insistente. Poi arriva il momento dei sotterranei, delle camere a gas e dei forni crematori. Bisogna scendere una rampa di scalini e ci trova davanti ad una serie di locali stretti e angusti. Eccole le stanze dell’orrore. E’ come ricevere un forte pugno nello stomaco. Comincio a provare sensazioni forti, emozioni contrastanti. Mi sento soffocare ma cerco di continuare ad osservare e a filmare. Davanti alla camera di sezionamento (dei cadaveri) urto involontariamente una ragazza. Ho un nodo in gola ma mi scuso e lei si volta verso di me: sta piangendo. La tensione emotiva si fa fortissima: qui la tragedia è ancora viva e le migliaia di persone assassinate in queste stanze costituiscono un fardello pesantissimo da sopportare. Arriviamo alle camere a gas e continuo a respirare con affanno. Continuo a chiedermi perchè. La claustrofobia? anche. Guardo l’espressione inebetita della persona che mi accompagna e mi accorgo che anche lei è in grande difficoltà. Non riusciamo a dirci niente ne a scambiarci delle opinioni. Mi domando come il genere umano possa arrivare a tanta crudeltà. Ecco i forni crematori ed i locali per accatastare i morti. Adesso è la rabbia a predominare le mie emozioni. Vorrei fare qualcosa, che so, cambiare la storia, cosa non possibile, ovviamente. E mi sento impotente. Da ateo vorrei quasi di invocare Dio per trovare un sollievo. Ma non ci riesco. Davvero mi sento male. Per fortuna è il momento di uscire all’aria aperta. Ok. Piano piano la tensione si stempera. Lasciamo quel posto di tragedia e ci dirigiamo verso la macchina. Dalla collina guardiamo il panorama. Accidenti! Quella campagna bellissima adesso ci sembra davvero meno bella. Ora siamo in macchina. Sto guidando verso Salisburgo: il viaggio è un silenzio di oltre due ore.
 
Paolo.
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4 thoughts on “KZ Gusen Mauthausen

  1. Ci chiediamo tutti il perché di tale Orrore…Forse non esiste
    Ma una cosa è certa: L’Uomo a volte è un Aborto della Natura, non Madre, ma matrigna

    Ciao Paolo, un forte abbraccio
    Sentimental

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